L’archeologia industriale in Sicilia è un aspetto dell’esplorazione che rivela sempre interessanti spunti fotografici coniugandoli con la riscoperta del territorio, come nel caso di questa miniera abbandonata.
Una calda giornata di sole estivo ci accompagna trasformandosi, pian piano che ci addentriamo nella miniera, in caldo insopportabile.
Impieghiamo oltre tre ore a esplorare e meravigliarci di come ancora tutte le strutture, ormai corrose dalla ruggine, possano continuare a reggere, e continuando a chiederci quale sia il motivo principe perchè in Sicilia l’attività mineraria, un tempo fiorente e redditizia, sia stata abbandonata a discapito di intere aree di territorio.








Nata come zolfara, nel 1956 venne riconvertita in miniera dedita all’estrazione della cainite, un minerale a base potassica di fondamentale importanza per la produzione di fertilizzanti agricoli.
Esplorando questa miniera abbandonata siamo circondati dall’odore di zolfo e abbagliati dal bianco salino che ne caratterizza il suolo.









Troviamo due grandi generatori elettrici che un tempo, presumibilmente, saranno serviti in caso d’emergenza. Oltre la miniera, poco prima di raggiungerla, il cosiddetto “Villaggio dei continentali” che dava alloggio a oltre 600 persone: tutti tecnici, operai e ingegneri provenienti dal centro-nord Italia. Mentre chi “spaccava le pietre”, sino a neanche troppo tempo fa, erano gli indigeni del luogo, anche bambini.
Proseguendo nell’esplorazione, notiamo ciò che resta dei pilastri di una teleferica lunga oltre 17 chilometri che attraversava i campi e le colline circostanti, un tempo atta al trasporto del materiale estratto dalla miniera sino all’impianto chimico di trasformazione, altrimenti raggiungibile solo dopo aver percorso oltre 30 chilometri su strada.
Poi gli uffici, colmi di documenti messi a soqquadro tanto da ridurre lo spazio tra le nostre teste e il soffitto.
Successivamente all’abbandono delle attività estrattive, l’area è rimasta dimenticata, caratterizzata da grossi accumuli di residui salini di scarto e strutture fatiscenti.




























Solo da alcuni anni la regione parla di bonifica e di riconversione industriale e ambientale.
Chi vivrà, vedrà.
Forse.
Con la partecipazione di Gabriele Strazzeri:














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