La chiesa disabile – Chiesa abbandonata

Sembra di entrare in una piramide di cristallo. Una volta dentro i colori pastello che filtrano attraverso le vetrate laterali e i tubi delle impalcature in ferro segnano il tragitto da seguire con gli occhi, proprio come quando si è intenti a trovare il bandolo della matassa di un gomitolo di lana in disuso da tempo.

Abbandonata e poi violentata. Un tempio sacro profanato fino allo stremo dall’ingresso indisturbato di un gruppo di ladri che, insieme alla religiosa spiritualità di questa chiesa, hanno portato via tutto un paio di anni fa.

La chiesa per la sua struttura originaria è considerata un’autentica testimonianza delle chiese rurali del settecento siciliano oggi ridotta, niente più e niente meno, a una piccionaia.

Ad accorgersi del furto fu il parroco di allora. Dopo aver raggiunto dall’esterno il campanile, probabilmente arrampicandosi dall’esterno, è iniziato l’abominio: hanno asportato alcune parti marmoree pregiate dall’altare, hanno distrutto il marmo che racchiudeva il tabernacolo, alcune balaustre in ferro, le croci di legno, l’acquasantiera e una campana.
Ma, a festa finita, ci si è accorti poi del grande assente: l’originale del quadro settecentesco raffigurante la Patrona – alla quale è intitolata la stessa chiesa – anch’esso è stato rubato.

Una vecchia leggenda, inoltre, avvolge questa chiesa defraudata: si racconta che un pastore, fuggito all’attacco dei saraceni e salendo lungo il torrente dalla spiaggia, si fosse rifugiato in un grosso cespuglio proprio vicino al luogo dove oggi sorge la chiesa.

Si narra che i saraceni, arrivati sul posto, abbiano volontariamente incendiato il cespuglio per condannare così a morte il pastore fuggitivo e farlo morire bruciato tra le fiamme.

Ma leggenda vuole che, grazie alla protezione della Patrone della chiesa, quel pastore riuscì miracolosamente a sfuggire alla doppia insidia del nemico saraceno e del fuoco che ardeva, guadagnano la libertà.

Testo di: Giuliana Imburgia

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