I palmenti di Pietragalla: paesaggio fiabesco e storia di un territorio.
Pietragalla, borgo lucano situato tra l’Appennino e la Fossa Bradanica, deve il suo nome e la sua identità alla caratteristica pietra gialla locale. Questo materiale è l’elemento cardine dei piccoli palmenti che visitiamo durante una nostra solita vacanza fuori porta. I palmenti sono straordinarie architetture rupestri che testimoniano l’antica vocazione vitivinicola del territorio.



Queste strutture semi-ipogee, ricavate direttamente nella roccia, sono state utilizzate dal XIX secolo fino agli anni Sessanta per la trasformazione dell’uva attraverso un processo produttivo che sfruttava la pendenza naturale.
Grazie allo spessore della roccia, l’ambiente manteneva una temperatura costante e ideale per una fermentazione di qualità senza sbalzi termici.
L’unicità dei palmenti di Pietragalla risiede nella densità urbana di queste strutture: il parco ne conta circa duecento, distribuite su due ettari e disposte su diversi livelli che seguono l’andamento del terreno.
Dal punto di vista strutturale, i palmenti sono capolavori di statica, in quanto le coperture a botte scavate nella roccia, distribuendo uniformemente i carichi, garantiscono una solidità secolare.











Oggi i piccoli palmenti di Pietragalla non sono più siti produttivi, ma un’affascinante attrazione turistica e archeologica, caratterizzati da tetti inerbati che creano un paesaggio fiabesco, sono stati riconosciuti come bene da tutelare.
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