Visto dall’alto, attrae immediatamente per la sua pianta originale, che ricorda una base spaziale o un laboratorio piuttosto che ciò che è banalmente stato: la sede di una ditta di distribuzione del gas.
Entrando in un luminosissimo atrio, ci colpisce, ancora una volta, la natura che riprende lentamente possesso degli spazi, impunemente e ingiustamente a lei sottratti.



Un banano, che avrebbe dovuto essere costretto in un’aiuola, esplode in tutto il suo fulgore, diventando il protagonista assoluto e indisturbato, assieme a rovi rigogliosi, ricolmi di more dolcissime e succulente.
L’interno è diviso simmetricamente e in modo ordinato; un calendario comunica silenziosamente l’ultimo anno di utilizzo.
Poi l’oblio.
Testo di: Giusy Sirena










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