La locanda della sesta felicità – Masseria abbandonata

È un gelso, ormai inselvatichito, ma florido e rigoglioso, che ci accoglie mentre ci avviciniamo a questo edificio che si innalza a ridosso di una strada comunale.
Da fuori appare imponente, sebbene provato da intemperie, da un qualche incendio e dall’azione dei vandali, che ne hanno deturpato per sempre l’austera bellezza, strappando le chiavi d’arco, con un irrefrenabile desiderio di possedere frammenti di vite altrui.

Di certo, non era un’abitazione qualsiasi, con i suoi due piani di alzato e un piccolo loggiato, gli ampi archi a tutto sesto e la scala, tutti caratterizzati dalla “pietra giuggiulena”, il tufo giallastro tipico di questa zona, utilizzato soprattutto per esaltare particolari architettonici.

Visitandone il piano terra, con gli ampi spazi coperti da soffitti di travi lignee, sembra di trovarsi in una locanda e quasi sentire il vociare degli avventori che si riposano dal lungo viaggio o si preparano ad affrontarne uno nuovo.

Da una fessura dell’imposta socchiusa, nel caldo di una giornata estiva, la locanda rimpiange i suoi clienti, perduti ormai nel mare del tempo.

Testo: Giusy Sirena

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