Chiamato così in onore di Giacomo Schirò (Minu Skiroi, giovane premilitare bersagliere di etnia arbëreshë trucidato nel 1920 con 53 coltellate durante una festa di paese), questo borgo abbandonato fu edificato tra il 1940 e il 1941 e, come tutti gli altri di epoca fascista, seguiva fedelmente lo schema architettonico che lo sviluppa prevalentemente intorno ad una piazza ad impianto rettangolare.
Formato da 8 edifici comprendenti scuola, canonica e chiesa e da una trentina di alloggi, il borgo iniziò a spopolarsi intorno agli anni ’70 anche se il negozio di generi alimentari e tabacchi fu abbandonato molti anni dopo ed il prete terminò di celebrare messa nel 2000 dopo continue ruberie e atti vandalici.
Tra i numerosi progetti di riqualifica, si fa notare quello di alcuni studenti della Accademia delle Belle Arti di Palermo che, nel 1997, dipinsero le pareti del borgo con murales, tutt’ora ben visibili, rendendo l’ atmosfera ancora più surreale.













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