Villaggio dei ferrovieri – Villaggio abbandonato

Chissà come doveva essere fiorente e vitale e pieno di risate di bimbi, le figlie e i figli dei ferrovieri, il piccolo “villaggio”.
Tutti si conoscevano e nessuno aveva paura di lasciare aperte le porte di casa, in questo incrocio di vie e di vite vissute all’ombra della chiesetta in cui mosse i primi passi da sacerdote il beato Pino Puglisi.

Nient’altro che otto palazzine, radunate attorno alla guardia medica; nient’altro che desolazione, adesso che il tempo si é portato via tutti e tutto, e l’incedere silenzioso del curioso esploratore osserva i brandelli di un passato non troppo lontano, ma che giace dimenticato nell’assolata campagna.

Eppure, proprio in questa desolazione, in questo silenzio assordante, si cela una malinconica bellezza. È la bellezza della resilienza della natura che, lentamente ma inesorabilmente, si sta riappropriando di ciò che un tempo era dominio dell’uomo. È la bellezza del ricordo, che resiste all’oblio e si manifesta nei dettagli che ancora sussurrano storie di vita, di lavoro, di fede. Il villaggio dei ferrovieri non è solo un ammasso di macerie, ma un monumento alla memoria.

Testo di: Giusy Sirena

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