Il pianeta dei morti – Cripta abbandonata

Una passeggiata nel mondo dei morti, circondati da bare, teschi e carcasse. Un’ esplorazione non adatta a soggetti impressionabili.

Dal non semplice ingresso, questa cripta abbandonata è l’emblema del tempo che viviamo: irriconoscenti verso la vita e irrispettosi verso la morte. Ma la fine è inevitabile, per ognuno di noi.
Sta al singolo saper rendere il percorso affine ai propri intenti, riuscendo a superare gli ostacoli senza intaccare l’altrui libertà.

Ci caliamo da un solaio crollato e raggiungiamo un’apertura nel muro che rivela uno sfacelo.
Bare ammassate e salme profanate, odore secco e acre sale su per le narici e una sensazione di disagio accompagnano il nostro incedere.

Cerchiamo di non aumentare il disastro presente muovendoci rispettosi del luogo.
Troviamo casse funebri risalenti alla prima metà del 1800 accatastate e distrutte, alcune di sicura appartenenza a figure più altolocate rispetto ad altre spoglie di qualsivoglia abbellimento interno.
Scheletri vestiti di tutto punto con scarpe, abiti e, in un caso, con un abito talare che possiamo facilmente attribuire a un prelato, verosimilmente, originario del luogo. Troviamo anche la salma imbalsamata di un bambino che ancora presenta capelli, pelle e vestiti ben distinguibili.

La struttura architettonica di questa cripta abbandonata si presenta simile a quella delle “catacombe” benedettine (definite erroneamente) che possiamo trovare in varie parti della nostra isola, ricca di nicchie e con la presenza, in una sala, di un piccolo altare.

Una scena macabra che dovrebbe fare riflettere sugli importanti valori sociali da perseguire per il bene del corpo e dell’anima.

Chi è colui così gagliardo e forte che possa vivere senza poi morire? E da colei ch’è tutto, Madonna Morte, l’anima sua possa far fuggire?
La Morte schifosa, la Morte lasciva! La Morte! La Morte! La Morte che arriva! La Morte, la Morte, dolcissima e amara, la Morte che avanza nella notte chiara. La Morte di pietra, la Morte di neve, la Morte che arriva con passo lieve. La Morte che dona, la Morte che prende, la Morte che ruba, la Morte che rende, la Morte che passa, la Morte che sta, la Morte che viene, la Morte che va. La Morte che arriva con il suo dolore, e avvolge ogni cosa con il suo fulgore.
La Morte regina senza scettro e corona, La Morte! La Morte! La Morte in persona! La Morte! La Morte! La Morte furiosa, la Morte maligna, la Morte pietosa, la Morte sicura, la Morte carogna, la Morte che ha il muso di un topo di fogna.
Verrà la Morte, e i tuoi occhi avrà | e la bellezza tua, vanità di vanità… | Verrà la Morte e porterà con sé | tutto il tuo impero, tutto, insieme a te… | Verrà la Morte e taglierà il legame | così sottile e forte, così bello e infame… | Verrà la Morte, sarà la tua coscienza, | è stata tua compagna in tutta l’esistenza… | Verrà la Morte, e a te che non sei niente | porgerà la mano, in mezzo all’altra gente… | … e tu sarai il primo, come vorrà la sorte, | a danzare con lei la danza della Morte! | […] la Morte ha danzato, la Morte tua sposa, | la Morte maligna, la Morte pietosa […]

Dylan Dog #10 – T. Sclavi

Con la partecipazione di Gabriele Strazzeri:

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