Situato al nord della Città, Baglio La Gazzera domina, da sopra una collinetta, il vasto territorio circostante coltivato a uliveti e vigneti tipici della zona. Costruito intorno al XV Secolo ,fu proprietà della famiglia Burgio.
Il nome “Gazzera”, proviene dall’arabo , significa “luogo in cui vi è abbondanza di acqua e i feudi sono fertili”. La costruzione è di tipo fortificato, con corte interna. Nei piani più bassi, da cui si accede da una galleria che un tempo si chiudeva attraverso delle porte in legno, si raggiunge la corte, nella quale al centro vi si trovava il pozzo per l’approvvigionamento dell’acqua. In fondo alla corte vi erano le stanze utilizzate dalla servitù e i magazzini in cui venivano conservati i raccolti. Nel corpo principale al piano terra, nella parte destra e sinistra, si trovavano le dispense, in cui, venivano saggiamente depositati i cibi come formaggi ,olive, salumi, olio e i vini destinati ai signorotti del feudo che si recavano in visita o che davano grandi cene con molti commensali.
La costruzione, venne nei secoli successivi riadattata, e modernizzata. Fu ricavata anche una piccola chiesa al piano terra, con tanto di sagrestia. La chiesa era a unica navata, con un piccolo altare. In alcune nicchie, ancora visibili, vi erano le statue dei santi.



Nel complesso al piano terra vi erano stanze abbastanza spartane mentre, salendo da una scala esterna ubicata nella corte, si aveva accesso al primo piano: il piano nobile, in cui vi erano le stanze più importanti, di rappresentanza. I saloni erano riccamente decorati con stucchi con motivo floreale, che andavano dalle pareti al tetto, incorniciando le finestre e i balconi arricchiti da inferriate a petto di cicogna. Le stanze al primo piano erano comunicanti tra di loro, tramite l’accesso con porte in legno di fattura artigianale. All’interno del salone, è possibile ancora vedere i camini che riscaldavano i grandi ambienti nelle notti d’inverno.
Il secondo piano di questa costruzione era adibita a zona notte, tutti gli ambienti risultano spaziosi ma semplici. L’interno delle stanze del secondo piano erano collegate con i piani inferiori da scale di servizio molto anguste, utilizzate solo dalla servitù.
All’ultimo piano, adiacenti al piano notte, vi erano le campane che avvisavano l’arrivo degli ospiti.
I pavimenti di ogni piano erano in cotto nelle cucine, mentre in altri ambienti vi erano maioliche e lastre di marmo.
Sfortunatamente, oggi dello splendore di questo posto non resta più niente. Dove un tempo si preparavano pranzi e cene per persone di spicco della società, dove si apparecchiavano tavolate e svettavano grandi lampadari, adesso vi sono soltanto macerie.
In molte parti la costruzione è collassata su se stessa. Non vi è più traccia degli stucchi floreali del salone principale, sono sparite le maioliche, le inferriate a petto di cicogna, le porte e tutti gli elementi di pregio, sciacallati da chiunque potesse accedere all’edificio. Guardando da lontano, il baglio La Gazzera, sembra quasi un grande animale ferito che aspetta il suo destino inesorabile. E’ stato un luogo dove anche le sfere malavitose della città si sono radunate, quasi cento anni fa, e che in una notte d’inverno dopo guerra, combatterono per il controllo dei territori circostanti.






Il baglio La Gazzera non gode solo di bei ricordi della nobiltà, ma anche di quella che fu la notte di morte o della sparatoria, che diede il via al declino e all’oblio di questo luogo.
Nel dopo guerra vi furono diverse diatribe tra due fazioni malavitose. Da una parte i Mazaresi e dall’altra i Salemitani che si contendevano il controllo dei territori confinanti. I Mazaresi invitarono i Salemitani al baglio La Gazzera per raggiungere un concordato pacifico, anche se le vere intenzioni erano altre. I Salemitani, furono fatti accomodare nei lussuosi saloni del primo piano, accolti da un banchetto con formaggi, olive e altre delizie. Quando fece buio, scattò la trappola. Mentre tutti stavano cenando, vennero spente le luci e venne fatto fuoco contro i Salemitani. La sparatoria durò, fino alle prime luci dell’alba.
Molti dei superstiti scapparono tra i feudi facendo perdere le proprie tracce per poi raggiungere l’America e in alcuni casi non fare mai più ritorno. Quella fu la notte che aprì la prima crepa nel baglio la Gazzera, poi arrivarono i furti, lo sciacallaggio e l’oblio del tempo.
Foto e testo: Antonino Giacalone



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si può acquisire Gratuitamente con la promessa di ristrutturarlo come vuole La Regione con la supervisione dei beni culturali e naturalmente la loro approvazione
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