Suffuru – Miniera abbandonata

Uno spettacolo di zolfo. Uno spettacolo immaginario di ciò che poteva essere ma che in realtà purtroppo (non) è.

Basta aprire le narici e respirare a pieni polmoni per essere investiti in pieno da un potente schiaffo di zolfo. Un’esplosione di giallo talmente intenso che, anche camminando, fai fatica a toglierlo dalla testa.
Gli inglesi la chiamano “brimstone”, che tradotto letteralmente significa la pietra dell’orlo, perché è facile trovarla sul bordo dei crateri vulcanici. Qui invece non a caso la sua presenza – considerate le condizioni di questa ex miniera abbandonata – potrebbe tranquillamente simboleggiare la pietra dell’orlo del baratro di una Sicilia green-friendly.

Perché la verità è che quando la volontà di ricostruire qualcosa non c’è, nemmeno la prospettiva di aver regalata una seconda possibilità potrà salvarci dal quel baratro che è il buio del dimenticatoio. I soldi sono stati spesi, e tanti anche, le belle intenzioni certamente pure ma quel che è visibile oggi è che un bel cancello in acciaio e delle rifiniture in muratura perfettamente ristrutturate sono la via d’ingresso di un raffinato teatro a cielo aperto nuovo di zecca che però è il “coperchio” di una vera bomba ecologica.

A raccontarlo non ci si crede, a vederlo probabilmente neanche. Un’enorme fabbrica desolata, una vecchia solfara abbandonata, un’area industriale che è stata completamente lasciata all’incuria del tempo e che, da anni, inquina il corpo e la mente degli abitanti dell’entroterra siciliano.

Era il 1916 quando, quella miniera, nell’epoca di una Sicilia produttiva, è già stata il palcoscenico di una strage in cui persero la vita oltre 80 lavoratori operai, oggi invece lo spettacolo ha tutto un altro gusto, anzi verrebbe da dire un altro odore, quello dello zolfo che tutt’attorno fa da padrone di casa.

Testo di: Giuliana Imburgia

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