Una montagna di merda – Deposito abbandonato

Oggi torniamo indietro nel tempo, a quando si pagava in Lire e a quando la mafia siciliana era forte e potente. Parliamo di quando i boss catanesi imponevano “la protezione” anche alle grandi aziende nazionali che, se volevano lavorare sul territorio siciliano, dovevano sottostare al racket del pizzo. Esploriamo il più importante deposito all’ingrosso dell’ isola, un tempo appartenuto al gruppo industriale facente capo a una delle famiglie più influenti d’Italia, che vide andare letteralmente in fumo dopo un incendio appiccato dagli estortori, decine di miliardi di Lire in merce e la distruzione di intere aree destinate allo stoccaggio. Mai nessuno però fu denunciato dai dirigenti del deposito che al contrario negavano di aver subito ricatti e intimidazioni, poi confermate dagli inquirenti che ricostruirono come gli imprenditori pagavano il pizzo consistente in oltre un Miliardo di Lire, oltre a dover accettare la fornitura di materiale da una delle aziende in odor di malaffare.

Un luogo ormai devastato, vuoto e inutile proprio come tutti quei soggetti che prima sottostanno alle regole mafiose e dopo si sentono abbandonati da uno Stato disorganizzato e goffo nel combattere queste distorsioni sociali, nella migliore delle ipotesi. Un’ enorme area inutilizzata che quasi sembra dissolversi alla forte e accecante luce del sole che tutto rigenera. I tempi parrebbero essere cambiati anche se ancora il carattere mafioso non si è del tutto dissolto, persistendo e rendendo la nostra terra arida e aspra da vivere.

Fotografie di: Massimo Privitera

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