L’età feudale – Masseria abbandonata

Finché si tratta di chiese, industrie o fabbriche, o persino ospedali e hotel, l’abbandono può sembrare a primo impatto più (o meno) giustificato, laddove quel servizio non soddisfi le esigenze dell’utenza cui è rivolto. Ma quando si tratta di ville e residenze padronali, soprattutto se di un certo pregio e bellezza, l’indifferenza e il degrado sembrano un peccato umano difficilmente perdonabile.
E pensare che l’ultimo indizio di un “via vai” in questa masseria abbandonata risale all’incirca agli anni ’50, proprio come parrebbe evincersi da uno stralcio di giornale ritrovato tra le macerie durante la perlustrazione.

Costruita su un banco di arenaria questa masseria abbandonata è situata in posizione strategica sulla sommità di una collina che domina l’intera vallata del feudo di appartenenza dove – proprio sotto – scorre un fiume. Si nota subito che questi immobili appartennero a una famiglia illustre, l’imponenza della torre e la grandezza delle sale interne fanno respirare una certa aria d’aristocrazia.
Tetti caduti, e una splendida scala interna, ad interrompere la visione delle macerie solo un tetto affrescato e un pianoforte ormai muto. E come per non finire, l’ultima mortificazione avvenuta pochi mesi fa: il furto dello stemma baronale.

Era un’epoca in cui dall’altro lato dell’Oceano, ai microfoni della Casa Bianca americana parlava il trentatreesimo presidente statunitense Harry Truman di cui ricordiamo una celebre frase che, probabilmente, racchiude fortemente quel peccato dell’abbandono di cui tante famiglie nobiliari siciliane si sono macchiate nel disfarsi delle loro imponenti proprietà: “Recessione è quando il tuo vicino perde il posto; depressione è quando lo perdi tu”.

Testo di: Giuliana Imburgia

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